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27.12.2013
Storie di migranti: Fazal.

Quella che segue è la vicenda di un giovanissimo migrante, arrivato in Italia dal Pakistan nel 2011 dopo un lungo viaggio. E’ raccontata dalla sua voce, con le sue parole. E vuole essere la prima di una serie di testimonianze che mostrino qualcosa delle persone che raggiungono questo Paese, troppo spesso esperite come particelle informi di un fenomeno in cerca di quantificazione e votato alle statistiche. 

Mi chiamo Aziz Fazal U. R., sono nato in Karachi (Pakistan) nel 1989. Ho lasciato il mio Paese a ventuno anni: mi ero diplomato da poco in informatica, aiutavo mio fratello nel suo negozio di computer e giocavo a calcio in una squadra di semi-professionisti.  Mio padre lavorava in aeroporto, e aveva un buono stipendio, perciò vengo da una famiglia benestante. Non ho deciso di partire per cercare fortuna come tanti altri, sono dovuto scappare perché in Pakistan vivevo in una situazione di pericolo molto seria, di cui non voglio parlare. Sono salito su un autobus, e ho attraversato l’Iran, la Turchia e la Grecia prima di arrivare a Bari (in barca, nel retro dei camion, a tratti ho fatto il viaggio anche a piedi). A Bari ho incontrato un ragazzo pakistano che mi ha consigliato di non fermarmi là, e di proseguire verso un’altra città. Così sono andato a Firenze, per presentarmi in Questura e richiedere la protezione internazionale. Là mi hanno accettato, e sono rimasto per quasi venticinque giorni in un albergo in attesa dei documenti. A maggio del 2011 mi hanno mandato a Narni, al progetto Sprar di Caritas-San Martino, dove sono rimasto per più di un anno. Lì sono stati tutti molto gentili, sono stato fortunato. Seguivo i corsi di italiano, cercavo di imparare l’italiano anche guardando la televisione, perché tanto finché sei senza documenti non puoi lavorare né fare niente. Poi giocavo a calcio. E dopo tre mesi avevo già amici italiani che a volte mi accompagnavano anche a Terni. Durante la mia permanenza nel progetto Sprar ho fatto anche l’esperienza della borsa lavoro: ho fatto il giardiniere per una ditta del Comune di Narni. Sono uscito dal progetto a Maggio di quest’anno, dopo un anno dall’esito negativo della richiesta di asilo. All’inizio era tutto molto difficile, ho fatto lo spazzacamini per un po’ ma poi sono passati tre mesi senza che riuscissi a trovare un lavoro che mi permettesse di avere dei soldi. Soltanto qualche giorno al mese andavo a tagliare la legna per 5 euro all’ora.

Non sono partito dal Pakistan per fermarmi qua in Italia, però alla Prefettura di Firenze mi hanno trattato molto bene, sono stati gentili, perciò ho deciso che era buono restare in Italia almeno per un po’. Mi piace molto questo posto, ma è un Paese con tanti problemi gravi: un giorno alla stazione di Roma ho visto che c’erano tanti ragazzi a dormire per terra al freddo, c’è tanta povertà. La maggior parte degli italiani che ho incontrato da quando sono arrivato sono brave persone; ne ho conosciuti tanti perché volevo imparare bene la lingua, perciò ho sempre frequentato più italiani che pakistani da quando sto qua.

A Ottobre di quest’anno ho iniziato a lavorare un po’ come mediatore culturale nel centro Sprar di Narni. Per il futuro non ho progetti precisi: voglio soltanto fare qualcosa di buono, così che quando morirò le persone penseranno “Fazal è una brava persona”. Il brutto è passato, adesso sto bene qui, dunque probabilmente resterò in Italia per un po’. Mi piacerebbe molto continuare a fare il mediatore, perché quando riesco ad essere utile, ad aiutare qualcuno che sta passando quello che ho passato io completamente da solo mi sento bene. Solo così posso vivere contento, voglio aiutare le persone.

Ho preso la patente B il mese scorso, e forse un giorno mi iscriverò all’università, sempre nel campo dell’informatica e del web design che è quello che ho sempre studiato e che mi piace, ma per adesso non mi sento ancora perfettamente in grado di studiare in italiano. Rimango qui, non so fino a quando, perché ho dei legami, perché ho finalmente una vita tranquilla, e perché so che posso essere utile ad altre persone come me, proprio qui e proprio adesso.

[da micropolis, dicembre 2013]

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