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06.11.2012
Kein Mensch ist illegal - La dura protesta dei richiedenti asilo in Germania

Pariser Platz, Berlino - Tra l'ambasciata americana, la Porta di Brandeburgo e gli hotel di lusso, a rompere la passeggiata dei pomeriggi democratici sull'Unter den Linden c'è l'illegalità di venti richiedenti asilo in sciopero della fame dal 24 ottobre. Sono partiti da Würzburg, Baviera, i primi di settembre e hanno marciato per giorni verso Berlino per protestare contro la politica di detenzione e deportazione che la Germania riserva ai richiedenti asilo e ai rifugiati politici. In un centinaio hanno attraversato diverse regioni facendo tappa in altri campi di rifugiati per poi mettere su una tendopoli a Oranienplatz, nel centralissimo Kreuzberg, il quartiere più trendy di Berlino, ma anche quello della storia migrante e operaia della città. Richiedono l'immediata cessazione delle condizioni di vita inumane che i richiedenti asilo e i rifugiati subiscono in Germania. Costretti a stare in centinaia in campi/dormitorio spesso situati lontano dalle città, con scarsi servizi igienici, senza poter lavorare o accedere ai corsi di lingua e nel divieto assoluto di spostarsi in altre città vicine, vivono in una sorta di "prigione invisibile", come la definisce uno di loro. Un'esistenza di divieti e diritti violati insostenibile (lo dimostra l'aumento dei suicidi nell'ultimo anno), che nulla ha a che fare con l'integrazione definita dal Piano d'Azione governativo del 2007,ma che sembra quasi un'istigazione a delinquere. Dalla tendopoli di Oranienplatz, tollerata dalle autorità locali, da due settimane è partita la delegazione che ancora occupa illegalmente parte di Pariser Platz, una delle piazze più turistiche di Berlino, massicciamente presidiata dalla polizia, che regolarmente, specie nei momenti di minor flusso turistico, interviene con violenza a sottolineare l'illegalità della rivendicazione. "Vengono la sera o la mattina, – ci spiega uno degli scioperanti – quando la gente se ne va. Prima ci hanno tolto la tenda, poi i sacchi a pelo e le coperte, poi addirittura i cartoni su cui eravamo seduti". In un tentativo di sgombero dei giorni scorsi tre di loro sono stati arrestati, ma subito rilasciati grazie alla presenza de* attivist*, che hanno impedito fisicamente che i tre scioperanti venissero portati via dalla polizia. "Non è importante la nazionalità", risponde un ragazzo a un giornalista straniero che cerca di informarsi sulla sua identità, "io sono qui a chiedere il diritto di vivere, perché nel mio paese subivo persecuzioni politiche e religiose!". Sottolinea che la situazione in cui lui come altri è costretto a stare non è assolutamente tollerabile, considerando che il tempo di attesa per ottenere lo status di rifugiato non è stabilito, si possono aspettare anche due o tre anni nel campo, al termine dei quali vengono effettuate senza criterio deportazioni di singoli o interi nuclei familiari presso i paesi d'origine grazie a specifici accordi del Governo tedesco con la Frontex (che ormani si può definire una sorta di impresa armata dell'Unione Europea, per altro già apertamente oggetto di accuse di violazione dei diritti umani), accordi che pare riservino dei voli "speciali" per i migranti di etnia Rom, deportati nel giro di 24 ore. Ma la dura protesta dei richiedenti asilo della Porta di Brandeburgo non è affatto isolata. Si sono moltiplicate in questi ultimi mesi le azioni di rivendicazione in tutta la Germania: a Düsseldorf, Regensburg, Francoforte. A Berlino il 15 ottobre è stata occupata l'ambasciata nigeriana e la città è quotidianamente attraversata da manifestazioni antirazziste e antifasciste organizzate da* attivist* ogni giorno in un quartiere diverso. Le richieste sono semplici e dirette: l'abolizione dell'obbligo di residenza, che impedisce ai richiedenti asilo di spostarsi dal posto scelto per loro dalle autorità; l'accesso al lavoro e all'istruzione, che consentirebbe loro una partecipazione attiva nella società; l'accelerazione delle procedure per l'ottenimento dello status di rifugiato; la garanzia di un permesso di residenza illimitato, che garantirebbe una prospettiva di vita dei rifugiati in Germania; l'abolizione del sistema delle deportazioni.
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