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16.07.2012
I diritti fondamentali delle vetrine

Genova non finisce. Non per ieri, ma per oggi e domani.L'accanimento, si sa, non conosce fine. Quello genovese dura da undici anni. Undici anni e poi quello che si vorrebbe fosse l'atto risolutivo: la sentenza di condanna definitiva inflitta dalla Corte di Cassazione a dieci manifestanti. Una decisione emessa in un momento tutto particolare: mentre il modello neoliberista esplode nella pi¨ lunga crisi economica degli ultimi 40 anni e in tutta Europa si restringono gli spazi dei diritti conquistati e le espressione del conflitto. I reati di "devastazione e saccheggio" li ereditiamo dal codice penale fascista ancora in vigore, un abominio giuridico utilizzato in maniera del tutto discrezionale e "politica" per infliggere condanne esemplari. Condanne che qualcuno doveva prendersi la briga di spiegare: in cosa, esattamente, sarebbero consistiti "devastazione e saccheggio", e perchŔ sarebbero stati causati proprio da quelle dieci persone, tra le centinaia di migliaia che erano a Genova? Non si Ŕ risparmiato il Procuratore Generale Gaeta, sostenendo nella sua requisitoria che, questi reati di derivazione fascista sono da reinterpretare in funzione repubblicana, legata alla necessitÓ di tutelare la libertÓ di pensiero e di manifestare.
Ricordiamo bene, come questo stato e le sue "forze dell'ordine" tutelarono la libertÓ di manifestare durante il G8 del 2001, quando si determin˛ "la pi¨ grave sospensione dei diritti democratici dal secondo dopoguerra in un paese occidentale". Ricordiamo la devastazione dei corpi e del pensiero prodotti dalla militarizzazione di una cittÓ intera, dalle informative deviate, le frontiere chiuse, le cariche feroci, gli spari, i gas cs, gli arresti arbitrari, le torture, i pestaggi, le falsificazioni e gli insabbiamenti. Ricordiamo il saccheggio della vita di un ragazzo e la devastazione del suo corpo dopo la morte.
Su tutto questo, a undici anni di distanza l'autoritÓ giudiziaria italiana ha pronunciato la sua veritÓ: a Genova ci fu una repressione brutale e indiscriminata verso chi manifestava ma, non ci sono responsabilitÓ politiche, ha pagato una parte della truppa ed una parte dei suoi comandanti sul campo. Il capo della polizia dell'epoca Ŕ stato nominato sottosegretario di questo governo e difende, pubblicamente, i suoi pretoriani. I manifestanti entrano in carcere.
Non ci aspettavamo niente di buono da questa sentenza. Eppure, di fondo, restava la voglia di pensare che la realtÓ, a volte, sa anche sorprendere. Ma la realtÓ di oggi Ŕ che almeno quattro dei dieci condannati sono destinati al carcere. Sulla loro pelle si manda un segnale a tutti e a tutte: d'ora in poi, basterÓ osservare qualcun rompere una vetrina per prendersi dai 6 anni in su. Se poi si aiuta a romperla, gli anni sono almeno dieci. Dopo questa sentenza, possiamo dire che le vetrine hanno vinto sulle persone. Inoltre il messaggio Ŕ inequivocabile: non provate a scendere in piazza o a manifestare nelle strade, tutti e tutte a casa a subire la crisi senza fare storie.
La campagna 10x100 si Ŕ sviluppata su dieci persone e il loro destino ma pensiamo sia riuscita anche a produrre dei risultati politici. Non solo con la raccolta di tante firme ma anche informando una opinione pubblica fino ad oggi per la maggior parte all'oscuro dell'esistenza di questo reato e di come si stava chiudendo Genova2001. Un dibattito si Ŕ acceso anche sui media mainstream. Ma la campagna non finisce qui. In un certo senso inizia ora.
Non solo perchŔ vogliamo continuare a contribuire ad aprire ambiti di discussioni di libertÓ ma anche perchŔ bisogna continuare a portare solidarietÓ a chi oggi si trova in carcere.

L'urgenza ora Ŕ proprio non lasciarli soli e sole.
Genova non finisce. Il sipario non si cala.

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